Tavolo Tematico sulle
Povertà Estreme
12/11/2008
 
Il programma di contrasto alle povertà estreme, deliberato dalla Giunta Regionale il 22 luglio scorso, non può che essere accolto con grande soddisfazione e speranza.
E' certamente solo l' inizio di un lungo e tortuoso cammino, e tante sono le problematiche ed i bisogni ai quali è necessario, con urgenza, dare risposte concrete.
Il programma in questione che, attraverso il Distretto Sanitario di Alghero per quanto riguarda il nostro territorio, giustamente coinvolge le Associazioni di Volontariato che di queste problematiche si occupano da sempre, ci consente di contribuire, nel nostro piccolo, con le proposte che andremo a formulare, alla lotta ed al contrasto delle povertà estreme presenti nel nostro territorio.
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La nostra organizzazione di volontariato, che ha preso corpo nell' anno 1999, sin dalla sua costituzione ha sempre cercato, nell' ambito della sua piccola sfera di influenza, di portare avanti una strategia che fosse di proposta, indirizzata soprattutto al mondo giovanile troppo spesso ignorato dalle Istituzioni, per far sì che essi assumano un modello di vita e di azione responsabile ed alternativo al modello, o che dir si voglia, progetto “individualistico” e “Mercantilistico”, oggi prevalente in questa nostra strana società.
 
 
Per la nostra organizzazione l' attività di volontariato ha sempre assunto un significato di GRATUITA' e CONDIVISIONE che, dal nostro punto di vista non sono da considerare solo valori in sé, ma sono invece fattori importanti di un processo, certamente lento e complesso, di perenne comunicazione umana e quindi anche culturale.
Fattori che si sono snodati poi in tendenze fondamentali che, semplificando, sono la continua, instancabile e costante ricerca, da parte dell' Associazionismo, nel trovare e reperire soluzioni immediate per favorire, facilitandone il percorso, l' utente-assistito al fine del raggiungimento di una equa giustizia e risposta sociale.
Una giustizia sociale naturalmente adeguata alle nuove forme di collettività e consentire nel contempo una continua ed approfondita comunicazione sui diritti e quali strumenti utili ai quali ricorrere per raggiungerne una positiva applicazione e quindi un risultato fruibile nel medio termine.
Altro fattore-tendenza importante riguarda la realizzazione di quella cittadinanza attiva nell' ambito della comunicazione e dei rapporti interculturali.
E' opportuno innanzitutto che molti cittadini, tra i quali è collocabile anche qualche amministratore pubblico, abbandonino l' atteggiamento modaiolo, del momento perchè cattura voti, fingendo si interessarsi ad una insensata apertura, senza se e senza ma, delle nostre frontiere ed a ridisegnare un diverso rapporto, secondo noi troppo permissivo, a favore delle diverse etnie che vorrebbero entrare nella nostra Regione o che sono già presenti. E' invece necessario, strategicamente, studiare una impostazione di accoglienza solidale sì ma con applicazione di criteri, adeguati, che non mettano a rischio la già precaria situazione delle nostre comunità locali.
Certo una mediazione culturale ampia ma mirata, basata sulla comprensione dei bisogni e le necessità delle comunità straniere senza però trascurare le situazioni locali.
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Partendo dunque da questi convincimenti e strategie di intervento, che hanno regolato e continuano a regolare tutta la nostra attività, riteniamo sia urgente avviarsi ad una politica sociale, il più possibile unitaria, che veda impegnate tutte le realtà associative in un unico sforzo.
Ed il progetto PLUS ha questa caratteristica fondamentale sin dalla sua primaria discussione.
Che è di estrema garanzia per tutto il mondo associazionistico Sardo e, per quel che ci riguarda, la nostra provincia e distretto sanitario di riferimento.
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Il più delle volte li vediamo agli angoli delle strade, nelle stazioni, nei centri commerciali: mendicanti,accattoni, uomini e donne di ogni età che hanno fatto dell' elemosina una forma continuativa di sussistenza.
Appartengono al nostro quotidiano e rappresentano, purtroppo, un fenomeno in continua crescita.
I nuovi poveri, la comparsa di nuovi ceti sociali marginali esclusi dal sistema delle garanzie sociali, hanno contribuito all' incremento del fenomeno e alla sua diversificazione.
Immigrati clandestini, tossicodipendenti, persone senza fissa dimora, sofferenti mentali, malati terminali, anziani non autosufficienti, alcolisti, il disagio giovanile, disoccupati di breve e lunga durata, donne sole con figli a carico.
Un esercito di bisognosi che si ingegna nell' arte del sopravvivere.
Ma quali sono i fattori sociali che determinano questo fenomeno e la “scelta” di fare accattonaggio ?
Sicuramente il fenomeno non può essere banalmente letto in termini economici: è sicuramente il prodotto di una serie di elementi di tipo sociale.
La nostra ricerca, condotta attraverso interviste e ragionamenti a persone appartenenti a realtà sociali particolari sia della città di Ittiri, di Sassari e di Alghero, evidenzia, è sempre bene ribadirlo, che appartenere ad una famiglia con uno scarso capitale culturale, sociale ed economico espone ad un alto rischio.
La famiglia di origine quindi diventa determinante nella possibilità che ha di promuovere l' istruzione e di conseguenza il lavoro.
La famiglia ha quindi un ruolo fondamentale nella prevenzione del fenomeno.
Appartenere ad una famiglia a rischio, significa avere un destino fortemente segnato.
E' in questa direzione che si dovrà, nel prossimo futuro, lavorare e concentrare tutta la nostra azione con più incisività e presenza.
Dovremo cercare di individuare, in piena collaborazione con le strutture dei Servizi Sociali Locali, ma con la piena autonomia di ricerca e gestione, almeno nella fase iniziale, degli utenti presi in esame, vista la loro totale indisponibilità a presentarsi presso strutture comunali perchè “si vergognano” oppure perchè non vogliono far sapere ad altri i “fatti loro“.
Solo riuscendo ad avvicinare, e conseguentemente ad aiutare, un numero maggiore di famiglie, che non sono necessariamente radicate nella problematicità, ma che possono esservi piombati dentro a causa di una malattia, la perdita del lavoro, aver contratto dei debiti di gioco, oppure da prestiti bancari o finanziari ai quali non hanno più potuto far fronte, o ancora da prestiti avuti da usurai, o a causa della condizione di alcolismo, con programmi di coinvolgimento a carattere locale, dando strumenti e responsabilità al volontariato sociale presente, possiamo riuscire ad evitare che, nell' immediato futuro, ci si debba occupare di tanti singoli cittadini irrecuperabili.
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La povertà degli anziani è un problema politico- sociale troppo spesso rimosso e merita riflessioni approfondite.
Due sono gli elementi incontrovertibili nella condizione della terza età: la diffusione della povertà anche estrema e l' assenza di misure organiche di contrasto della povertà stessa, ispirate a criteri di eguaglianza e di promozionalità.
La scarsità di risorse economiche è uno dei problemi più sentiti nel pensionamento e la riduzione del reddito uno dei motivi più stressanti.
La scelta di misure efficaci di contrasto della povertà è quanto mai opportuna, se non si vuol sommare la povertà ai problemi che l' età avanzata comporta: autonomia, salute, solitudine ecc.
L' anzianità è quindi da considerare un fattore di povertà rilevante che le politiche sociali sin qui applicate non riescono ad intaccare minimamente.
Le valutazioni assumono un aspetto ancora più grave e drammatico quando si prendono in esame i costi sostenuti per l' affitto, della luce, dell' acqua, del gas, del telefono, spese indispensabili ancora prima di mangiare , vestirsi, curarsi.
L' abitazione è un ulteriore punto di sofferenza per gli anziani: i canoni d' affitto incidono in modo pesante sul reddito.
Tra le preoccupazioni degli anziani intervistati vengono indicate le spese per l' abitazione, ritenute troppo alte, l' abitazione troppo piccola o in cattive condizioni e, naturalmente, la situazione economica peggiorata e le risorse attuali insufficienti.
Crediamo sia urgente realizzare strutture e/o integrare i servizi già esistenti nel territorio, applicando tariffe di accesso e permanenza a bassissimo costo per consentire a tutti gli anziani, soli o che abbiamo scelto di uscire dalla famiglia inadempiente, di potervi liberamente accedere, costruendo così quelle condizioni di adesione e fruizione dignitose.
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E' sotto gli occhi di tutti ormai che, prendiamo in prestito la frase iniziale che apre la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, “la durezza del tempo presente colpisce ormai tutto il nostro popolo, con scenari che le analisi sociali ed economiche prefigurano allarmanti.”
La solitudine, la gravissima fragilità dei legami familiari, sociali e di relazione, rendono le persone ancora più povere.
In una situazione come questa, condividere, con chi è più povero le proprie cose, mettere a disposizione degli altri le proprie idee e progettualità è per noi fondamentale.
Ecco perchè abbiamo aderito, proprio per dare risposte concrete e corpose, al progetto di costituzione e gestione della Federazione, denominata “ Volontariato Insieme per il Nord Sardegna” (VINS), contenente le modalità e attività di gestione del Centro Servizi del Volontariato per le province di Sassari e Olbia/Tempio.
Un Centro Servizi, così come previsto dalla delibera n. 22/08 del 30/07/2008 Comitato di Gestione Fondi Speciali per il Volontariato per la Sardegna, che potrà consentire la realizzazione di iniziative e progetti a favore degli utenti che rientrane nella fascia delle povertà estreme.
Ci siamo impegnati a partecipare all' attuazione del Progetto VINS, mettendo a disposizione gli strumenti e le risorse utili per l' espletamento dell' attività e l' organizzazione degli sportelli di consulenza e servizi, localizzati nel territorio di attività dell' Associazione.
Il Centro servizi è un utilissimo strumento per contrastare, concentrando risorse e professionalità in questa parte del Nord Sardegna, in modo decisivo le povertà esistenti nel territorio. Crediamo sia non solo uno strumento utile ma anche di fondamentale importanza, nell' ambito del processo intrapreso, nella costruzione di un buon Piano Locale Unitario dei Servizi che tenga conto delle esigenze e delle urgenze che questo nostro territorio affronta quotidianamente.
 
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